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LA TROIA NEL CORTILE Full //FREE\\



Il museo contiene sette sezioni. Il piano terra è riservato ai manufatti della regione della Troade, oggi penisola di Biga. Si tratta di resti archeologici delle antiche città di Asso (Behramkale), Tenedo (Bozcaada), Pario, Alessandria Trode (Eski Stambul), Smintheion, Lampsaco (vicino a Lapseki), Thymbra, Tavolia e Imbro (Gökçeada). In mostra ci sono circa 2.000 pezzi della collezione del museo di circa 40.000 manufatti diversi,[1] che sono stati trasferiti dal Museo Archeologico di Çanakkale, Musei Archeologici di Istanbul e Museo delle Civiltà Anatoliche. È stato richiesto il trasferimento di monete di Troia dal Museo archeologico di Smirne.[6] Le mostre includono raccoglitori di lacrime, bottiglie di profumo in vetro e terracotta, statuette, pezzi d'oro, collane e braccialetti, monete, ornamenti, oggetti e strumenti in osso, contenitori di metallo, ceramiche in terracotta, armi, asce e taglierine, pietre miliari, iscrizioni, altari, sarcofagi sculture e molti altri pezzi speciali della storia di 5.000 anni della zona.[1][3][6] Tra i pezzi notevoli ci sono il sarcofago di Polissena scavato nel 1994 e la statua del dio greco Tritone scoperta nel 2012.[1] Manufatti in pietra, colonne, stele e capitelli di colonne sono esposti nel cortile del museo.[6]




LA TROIA NEL CORTILE Full



ruppo scultoreo del Laocoonte ed i suoi figli, noto anche semplicemente come Gruppo del Laocoonte, è una scultura in marmo (h 242 cm) degli scultori Agesandro, Atanodoro e Polidoro, databile al I secolo d.C. e conservato nel Museo Pio-Clementino dei Musei Vaticani, a Roma. Raffigura il famoso episodio narrato nell'Eneide che vede il troiano Laocoonte ed i suoi figli assaliti da serpenti marini.


La statua fu acquistata subito dopo la scoperta dal papa Giulio II, che era un appassionato classicista, e fu sistemata, in posizione di rilievo, nel cortile ottagonale ("Cortile delle Statue") progettato da Bramante all'interno del complesso del Giardino del Belvedere proprio per accogliere la collezione papale di scultura antica. Tale allestimento è considerato l'atto fondativo dei Musei Vaticani. Da allora il Laocoonte, assieme all'Apollo del Belvedere, costituì il pezzo più importante della collezione, e fu oggetto dell'incessante successione di visite, anche notturne, da parte di curiosi, artisti e viaggiatori.


Quando il gruppo scultoreo fu scoperto, benché in buono stato di conservazione, presentava il padre ed il figlio minore entrambi privi del braccio destro. Dopo un primo ripristino, forse eseguito da Baccio Bandinelli (che ne eseguì una delle prime copie, intorno al 1520, oggi agli Uffizi, per Cosimo I de' Medici), del braccio del figlio minore e di alcune dita del figlio maggiore, artisti ed esperti discussero su come dovesse essere stata la parte mancante nella raffigurazione del sacerdote troiano. Nonostante alcuni indizi mostrassero che il braccio destro fosse, all'origine, piegato dietro la spalla di Laocoonte, prevalse l'opinione che ipotizzava il braccio esteso in fuori, in un gesto eroico e di forte dinamicità. L'integrazione fu eseguita, probabilmente in terracotta, da Montorsoli ed il restauro ebbe un successo duraturo tanto che Winckelmann, pur consapevole della diversa posizione originaria, si dichiarò favorevole al mantenimento del braccio teso.


Il 14 gennaio 1506 venne alla luce il Laocoonte in una vigna presso le Terme di Tito sul Colle Oppio a Roma. Il gruppo scultoreo raffigura il sacerdote troiano Laocoonte che, contro il volere di Atena e Poseidone, si era opposto all'ingresso del cavallo di legno donato dai greci all'interno delle mura di Troia. Due serpenti marini lo avvolsero fra le loro spire uccidendolo insieme ai due figli, segnando così il destino della città e profetizzando la fondazione di Roma. Il gruppo fu subito acquisito da Papa Giulio II (1503 - 1513) che lo fece trasferire in Vaticano. Negli anni seguenti, nel Cortile delle Statue - oggi Cortile Ottagono - si formò uno dei nuclei più importanti di scultura antica, che avrebbero segnato profondamente la cultura artistica dei secoli successivi. Il Laocoonte è stata una delle opere più studiate e copiate a partire dal Rinascimento: esso, come opera fondante e fondamentale dei Musei Vaticani, è stato scelto anche come soggetto della serie filatelica a ricordo dei 500 anni della fondazione dei Musei.


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